Un libro un tantino provocatorio...

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Un libro un tantino provocatorio...

Postby Milijan » 20 Aug 2007, 18:40

Assai di recente, passeggiando tra gli scaffali di una libreria losannese, ci è caduto l'occhio su una copertina assai curiosa :?:
Un segnale di divieto con disegnati due bambini ed una scritta inequivocabile: NO KID.

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La curiosità ci ha spinto a capire di cosa si trattava e l'occhio è caduto sul sottotitolo: "Quarante raisons de ne pas avoir d'enfant"... Wow, un libro che fa per noi :twisted: .
Abbiamo allora pensato di aprire il libro e, con lo sguardo tipico di coloro che pensano che i figli migliori sono quelli degli altri (e neanche di tutti!!!), abbiamo avuto modo di abbozzare un qualche compiacente sorriso :) . La speranza frammista a semicertezza era quella che l'autrice ha avuto una buona dose di autoironia e ha saputo scherzare un po' acidamente sul suo ruolo di mamma e quindi ha saputo renderci spassoso un qualche minuto di lettura... Eh sì, solo un qualche minuto, perché non è elegante leggere un libro completo in libreria e così ci siamo solo soffermati sui titoli dei capitoli e su qualche frammento di testo scovato non troppo a caso tra le pagine dattiloscritte...

Oggi, su un noto media italiano, ho letto un articolo in merito al libro e ho scoperto che la provocazione pare essere molto poco ironica e parecchio realista... A me è piaciuto di più pensare che l'acidità dell'autrice era di quelle dettate dalla voglia di far ridere e voglio continuare a credere che sia così... Scrivo qui di seguito l'articolo estrapolato da "il corriere della sera"...

I figli? Delle vere e proprie palle al piede. Anzi, dei «parassiti» che vivono alle spalle dei genitori e non esitano un secondo a trascinarli in tribunale. A sostenerlo non è una single dall’orologio biologico ormai in tilt, bensì la scrittrice e psicanalista francese, nonché madre di due bambini, Corinne Maier che nel suo ultimo, provocatorio libro «No Kid. Quarante raisons de ne pas avoir d’enfant» («No Kid. Quaranta motivi per non avere figli», edito da Michalon) rompe il tabù della maternità, rivelando al mondo intero che «senza figli è meglio».
«Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri – scrive la Maier nel suo pamphlet – invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo, al contrario di molte mie amiche, che pensano la stessa cosa, ma non la confesserebbero mai». A suo dire, i responsabili del falso stereotipo «maternità=felicità» sarebbero lo Stato (nel suo caso, la Francia) e la dottrina capitalista: «Lo Stato teorizza l’idea di un certo tipo di famiglia come modo per difendere il nostro nazionalismo – sottolinea la scrittrice – mentre il capitalismo incoraggia le persone a spendere un sacco di soldi, perché fare figli significa creare nuovi consumatori, che hanno bisogno di case più grandi, di macchine più grandi… E tutto questo crea miti fasulli e, soprattutto, ha effetti devastanti sulle donne».
L’outing della Maier ha scandalizzato la Francia (dove però il volume è diventato uno dei bestsellers dell’estate) e catturato l’attenzione del quotidiano Times dall’altra parte della Manica, che, dopo l’incontro con la controversa autrice, ha condensato i «40 motivi» del titolo originario in 20 buone ragioni per non avere figli, che spaziano dall’ovvio (la tortura del parto o la schiavitù dell’allattamento) al serio (il pianeta è già sovrappopolato) all’irriverente (le vacanze rovinate per aver scelto mete stupide come EuroDisney solo per far felici i bambini).
Avvertimenti in salsa agrodolce per un mondo «children free» che ha scatenato anche il popolo del web, con forum di discussione sull’argomento e giudizi al vetriolo da parte di quelli che pensano che «figli è bello». Se però siete curiosi di conoscere le «regole di Corinne» e non volete aspettare che il libro venga tradotto in italiano (uscirà per Bompiani l’anno prossimo), questa è una sorta di versione concentrata del perché non fare figli.

1) Il parto è una tortura
2) Diventerete dispensatrici ambulanti di cibo
3) Lotterete per continuare a divertirvi
4) Perderete i contatti con gli amici
5) Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli
6) I figli uccideranno il vostro desiderio
7) I figli suonano la campana a morto della vostra vita di coppia
8 ) Fare figli è da conformisti
9) I figli costano
10) Verrete ingannati pensando che non esista niente come un figlio perfetto
11) Sarete inevitabilmente delusi dai vostri figli
12) Tutti si aspetteranno che voi siate una madre prima che una professionista e una donna
13) Le famiglie sono un incubo
14) I figli mettono fine ai vostri sogni dell’infanzia
15) Non smetterete di desiderare la completa felicità per la vostra prole
16) Stare a casa a badare ai figli è incredibilmente noioso
17) Dovrete scegliere fra maternità e carriera
18) Quando arriva un figlio, di solito scompare il padre
19) Ci sono già troppi bambini sul pianeta
20) I figli sono pericolosi: vi portano in tribunale senza pensarci un secondo.


Genitori e non avete altri suggerimenti per ulteriori regole, puramente ironiche?

A parte che io non accetto (per ovvi motivi professionali :wink: ) la regola 19, aggiungerei...

21) I figli degli altri sono più che sufficienti e solo a determinate condizioni da valutare sempre attentamente
22) Un Aibo costa meno di un figlio :lol:

C'è altro????
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Eccone un altro...

Postby Milijan » 20 Nov 2007, 18:06

Copio l'articolo dal sito web del Corriere della Sera...

Si può vivere per un anno seguendo alla lettera comandamenti e precetti della Bibbia? Il giornalista americano A.J. Jacobs ha provato a rispondere all’intrigante quesito e, Vecchio e Nuovo Testamento alla mano, ha stilato una lista di 700 regole da rispettare, che hanno occupato ben 72 pagine del suo The Year of Living Biblically («Un anno vissuto biblicamente»), appena pubblicato da Simon & Schuster (388 pagine, 20,98 euro), dove racconta il suo bizzarro esperimento.

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Jacobs se n’è andato in giro per 365 giorni per le strade di New York vestito sempre di bianco («Le tue vesti siano bianche in ogni tempo» – Ecclesiale 9, 8 ) e con la barba lunga stile rabbino («Non taglierai ai lati la tua barba» – Levitico 19, 27): un look da influenza quasi sicura (provare per credere a resistere con una tunichetta di cotone a -15) e rischio ridicolo altissimo, ma che, invece, ha fatto sentire Jacobs «leggero, felice e puro». «Mia moglie ha accettato il progetto con un sospiro sconsolato – ha raccontato il trentanovenne giornalista – mentre parenti e amici mi dissero che sarei diventato un uomo primitivo o che sarei finito in qualche monastero. Dal momento però che che sono nato in una famiglia ebrea, ma mi considero agnostico, volevo capire se mi stavo perdendo qualcosa».

Ma se, rinunciare a film, tv e foto, costruire una capanna (ha piantato una tenda in salotto), ringraziare Dio dopo ogni pasto secondo la dieta di Ezechiele (grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta), distribuire soldi a vedove e orfani, non uccidere, non desiderare la donna d’altri, rispettare il sabato (una manna dal cielo per un "workaholic", e cioò un lavoro-dipendente come lui) e non sposare la sorella di tua moglie (la moglie non ha sorelle) sono state prove tutto sommato facili da superare, lo scoglio vero è stato l’ottavo comandamento, ovvero "Non dire falsa testimonianza" che, nell’accezione più estesa (visti i tempi) si potrebbe allargare a "non fare pettegolezzi". Una faticaccia per uno che fa il giornalista a New York, tanto che, alla fine, per sua stessa ammissione, il numero di bugie raccontate in un anno è stato impressionante. Come quando ha dovuto fare credere al figlio che non potevano guardare la tv perché l'apparecchio era rotto.
E anche altre regole sono state di difficile comprensione e accettazione: «Come si può evitare si sedersi dove c’è una donna mestruata (Levitico 15, 20) – si chiede Jacobs - o lapidare chi commette blasfemia o adulterio (Levitico 20, 27) senza rischiare di finire nei guai?. Un giorno - racconta il giornalista -, camminando nell’Upper West Side, ho incontrato un vecchio che mi ha raccontato di vivere nel peccato. "Sì, ho commesso adulterio. Vuoi lapidarmi?", mi ha chiesto ironicamente. E quando gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto, ha minacciato di darmi un pugno sul muso…. Allora mi sono limitato a tirare qualche ciottolo contro una donna al parco».

Negli Usa il libro sta avendo un successo inaspettato - pari al precedente lavoro di A.J. Jacobs The Know ItAll(«Il "saputello"»), pubblicato nel 2004 dopo la lettura completa dell’Enciclopedia Britannica - tanto che la Paramount ha appena annunciato che ne farà un film. Tornando alla domanda iniziale e per dirla alla Jacobs, «prenderla letteralmente non è sicuramente il miglior modo di vivere la Bibbia». Parola di un peccatore poco virtuoso.


C'è altro da aggiungere???? :wink:
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